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Appartamento Margherita

50 mq – Ubicazione: piano terra

La margherita è il fiore più semplice, uno dei primi a sbocciare a primavera, un fiore che simboleggia la nobiltà d’animo e l’elevazione dello spirito ed è associato da sempre all’amore.

E’ famoso il gioco del “m’ama o non m’ama?”. E’ un fiore apprezzato fin dall’antichità, quando ad esso venivano attribuite anche proprietà curative e lenitive, usato dai soldati Romani per curare le ferite riportate in battaglia.

Nella zona giorno il passato ed il presente si incontrano. La memoria dei viventi ci narra che questa era la cucina dei nostri avi, ovvero il luogo dove si viveva quotidianamente, per spostarsi poi nella zona notte, che si trovava allora al primo piano, proprio sopra la cucina. In inverno il camino era sempre acceso e mentre Teresina cucinava sulla stufa a legna, posta proprio di fianco, Guido se ne stava sulla sdraio, davanti al fuoco, quasi sempre con il suo Burberino, il gatto rosso, in braccio (i suoi gatti furono sempre di pelo rosso), in attesa di mangiare.

La stanza ha l’ingresso sulla corte principale e convive con il suggestivo caminetto, quello originale dell’epoca, attualmente usato solo come elemento decorativo, non in funzione, ma capace di rievocare un’atmosfera di raccoglimento e di convivialità, dato che solo da quel caminetto derivava il calore per riscaldare l’ambiente in inverno e che proprio intorno a quel caminetto si radunava la famiglia dopo cena, nella penombra prima di una candela e più tardi di una lampada a carburo, per una pausa rilassante, commentando la giornata ormai trascorsa, prima di andarsene a dormire.

Nell’epoca più antica, per andare a dormire si passava dal salotto, l’ambiente elegante della casa, dove non si stazionava, ma dove si svolgevano le tavolate nelle occasioni e nella feste più importanti. Oggi da quell’ambiente sono stati ricavati due
bagni, annessi uno all’appartamento Margherita e l’altro all’appartamento Girasole. Poi si imboccava lo scalone sul retro e si saliva, facendosi luce per procedere, fino alla camera da letto, posta, come già detto, proprio sopra la cucina. Appoggiata la candela o la lampada sul comodino, Guido e Teresina si mettevano a letto, parlando un po’ del piano di lavori del giorno seguente, i duri lavori della terra, dall’agricoltura alla cura del bestiame. Poi, un soffio leggero verso la fonte della luce ed era il buio della notte…In quella camera nacquero i tre figli e poi, in epoche successive, la prima nipote Clara.

La camera da letto, dotata di 1 letto matrimoniale e 2 poltrone letto, con affaccio diretto sull’esterno, è spaziosa e ben illuminata. Anche questa stanza ebbe un ruolo importante per la famiglia dei nonni. Era infatti adibita a stalla, per il riparo dei preziosi animali, con la mangiatoia sul lato in cui ora è situato l’armadio e la paglia sul pavimento per il riposo: le mucche, oltre a dare il latte, che veniva messo in recipienti di latta e venduto al lattaio, che passava quotidianamente a ritirarlo, erano adibite al tiro del carro oppure dell’aratro per solcare i campi e, nei periodi giusti, mettevano al mondo i loro cuccioli che, una volta svezzati, venivano venduti. Ma era il cavallo la grande passione di Guido. Lui lo chiamava Leone. Guido ci parlava, come parlava con Burberino, più che con la moglie Teresina. Guido ed il suo Leone erano tutt’uno. Affrontavano insieme viaggi impegnativi per l’epoca, in ogni condizione atmosferica, molto disagiati in inverno. Quello era per Guido il secondo lavoro, il suo preferito. Faceva viaggi con la sua barroccia (il carro coperto) per trasportare il bestiame per conto di altri, per esempio da Altopascio fino a paesi vicini oppure addirittura fino a Firenze. Lo faceva per aiutare l’economia della casa, ma era per lui un diversivo importante, che gli piaceva molto.

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