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Appartamento Edera

50 mq – Ubicazione: primo piano

Stranamente, l’edera fiorisce “al contrario”, cioè, mentre tutti gli altri fiori iniziano la fioritura a primavera, l’edera fiorisce in inverno, perciò viene considerata una pianta natalizia, per poi sfoggiare a primavera le sue lucide bacche nere. Nell’Europa centrale e settentrionale le venivano attribuiti poteri magici. Il termine edera deriva da un verbo latino che significa “arrampicarsi” o “avvinghiarsi” e per questo l’edera è associata all’ amore e alla fedeltà. Anche in Toscana, si usa dire “è come l’edera, dove si attacca muore.” Secondo la mitologia greca, l’edera si generò dal contatto del fulmine con la terra madre. E’ considerata una pianta anti-inquinamento, avendo, secondo la Nasa, un alto potere purificante dell’aria. E’ molto invasiva ed è tossica se usata impropriamente.

Si accede all’appartamento tramite lo scalone.

Lo scalone per l’accesso al primo piano è davvero maestoso, per una casa di semplici contadini. E’ rimasto così come fu costruito, in granito, con la balaustra in legno, ristrutturata. Era il cuore del casolare: tutti i componenti della famiglia lo hanno usato, ha visto passi giovani e gioiosi, passi stanchi e malati, passi gravati dalla tristezza o dalla vecchiaia. E la balaustra ha sentito mani aggrapparsi, ha aiutato bambini e anziani, donne e uomini a raggiungere il luogo di riposo o la soffitta. Era consuetudine costruire le case disponendo tutta la zona giorno al piano terra, la zona notte al primo piano e la soffitta transitabile al secondo piano.
Si accede all’appartamento dallo stesso ballatoio da cui si accede all’appartamento Iris.

Questa parte del casolare fu costruita in epoca più recente. In origine, di fianco alla casa, sul lato sinistro per chi si mette di
fronte ad essa, c’era una capanna, cioè un ambiente coperto, ma non del tutto chiuso, per il riparo del carro e della barroccia di Guido e attrezzi vari. Quando il secondo figlio si sposò, non più giovanissimo, negli anni ’60, fu costruito l’appartamento a due piani per gli sposi Tonino e Nella. Al piano terra la zona giorno e al primo piano la zona notte, ricavando il bagno da quella che era stata la cameretta di Tonino “da giovanotto”. Attualmente, al piano terra c’è l’appartamento Girasole. La zona notte, invece, è stata trasformata nell’appartamento Edera.

La zona giorno, ricavata dalla camera da letto di Toni e Nella, ha due affacci, di cui uno sulla corte principale, che danno sempre l’immediata sensazione dell’abbraccio luminoso della natura, di ampio respiro. I colori dell’arredo, in stile rigorosamente minimale, nei toni del marrone, conferiscono all’ambiente un insolito tocco di eleganza. Il grande divano si
trasforma rapidamente in letto a due posti. Dalla finestra sul davanti si vede molto vicino il bosco, un protagonista, che ci dà una visione un po’ inquietante, con le cime degli alberi che si muovono impercettibilmente anche quando c’è solo un alito di vento, con la sua oscurità verso l’imbrunire, con il suo profondo e denso silenzio nella notte, rotto magari da qualche ululato o dallo strano verso di animali notturni o da un fruscio improvviso. Un bosco che, fino almeno alla metà del secolo scorso, la superstizione popolava ogni notte di streghe, che facevano i loro sortilegi ed interferivano negli umani affari. Subito in fondo alla corte, quasi al centro, aleggia ancora la memoria del grande, altissimo pino, che dette per lungo tempo un soprannome a corte Menconi, conosciuta come la località “al pino solitario”. Su questo pino si arrampicava inevitabilmente il gatto rosso Burberino, ogni volta che Guido si assentava, per uno o più giorni, scendendone solo quando lui faceva ritorno a casa. Un grande amore reciproco!


La zona notte era già adibita a camera da letto, forse in previsione di figli che poi non arrivarono. Ha anch’essa due affacci, uno sul lato e l’altro sul retro della casa. E’ dotata di letto matrimoniale e di lettino singolo, arredata in stile piuttosto sobrio,  tutta in legno, mentre il lampadario è d’epoca. Interessante il particolare della “toilette”, la specchiera montata su un mobiletto che un tempo era corredato di apposito sgabello, che racconta di pettini, di spazzole, di piumini per la cipria, di profumi e di trucchi vari, usati affinché la donna potesse “farsi bella”: la mattina per gli altri e la sera per lo sposo. In molti film abbiamo visto la scena della bella signora che, avvolta in una morbida vestaglia e con una mantellina di pizzo sulle spalle, si spazzolava languidamente i lunghi capelli. Altri tempi!!!

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